martedì, novembre 11, 2003

"ti allontani e poi ritorni ancora, per questo sei sola"

non ricordo chi una volta mi ha chiesto -più o meno: "ma perché voi che fate musica a roma cantate tutti uguale?" già: perché? perché dondoliamo spesso con la voce su una nota sola o sulla ripetizione di terzetto di crome con semiminima finale? una spiegazione è che c'è stato un momento in cui questa città molle ha visto nascere gruppi e cantautori quasi nello stesso istante. persone che frequentavano lo stesso liceo o si sbirciavano ai concerti di fine anno. stesse sale prova, stesso 'locale', stessa passionaccia per certi suoni, stesso sguardo -azzardo- a rincorrersi per trastevere. poi il triphop sbarcato a roma. mettevi su un disco e quella musica si incollava ai nostri tetti quasi meglio che a quelli dei palazzoni di Bristol.
un'altra spiegazione -e qua l'azzardo è maggiore- è che dopo anni di 'stornellamenti' di matrice vendittiana, la cadenza romana si è assestata su altri accenti, su altre metriche. il motivo per cui è nata una 'scuola', invece, è che tutti questi autori hanno iniziato a collaborare. scrivendo insieme, comparendo nei dischi altrui e 'prestandosi' musicisti. mentre la produzione ruotava per lo più attorno a Giorgio Baldi e a Riccardo Sinigallia.
Sinigallia che ha realizzato il suo primo -omonimo- disco. in circolazione c'è anche "tutto sta per cambiare", il nuovo disco di Filippo Gatti, (ex?) cantante degli Elettrojoyce.
la (quasi)concomitanza delle uscite mi ha portato a una serie di riflessioni.
il disco di Gatti è pieno di buone e ottime 'canzoni'. su tutte, il singolo "solo gli stupidi si muovono veloci", di cui condivido pienamente anche l'idea sottesa. il guaio è che la produzione è di una piattezza allarmante. un'uniformità di suono che lascia basiti e affoga la qualità della scrittura. alcuni 'ospiti' davvero fuoriposto (capisco la stima per Di Giacomo, ma la sua voce su "la memoria libera" crea uno scollamento ai limiti del fastidio), strumenti suonati ottimamente (il basso su "Microspirity") eppure una scelta di timbriche davvero troppo lineare.
discorso esattamente speculare per il lavoro di Sinigallia. produzione piena di idee e di atmosfera (qualche scivolata sull'hiphop old school romana che Riccardo non abbandona mai), suoni perfetti per la sua voce e il tocco che ha reso i Tiromancino il fenomeno che sono. un singolo ("Bellamore") che ti cammina accanto: autunnale come la migliore felpacolcappuccio che metti quando stai come stai.
il resto dei testi è debole, fino al deprimente ringraziamento da crew di "Buonanotte" (e basta con i riferimenti a Federico Zampaglione. basta, sul serio).
la fine del ragionamento potrebbe essere una riga da tirare: una riga spartiacque. invece penso ci vorrebbe un tratto continuo e tondo, un tratto che arrivi a 'unire'. probabilmente queste persone sono cresciute musicalmente insieme, tanto da non riuscire più a non lasciare gli spazi altrui nella scrittura. oggi, nei loro lavori, sembrano esserci dei vuoti da riempire a vicenda. degli incastri mancanti in cui andrebbero a inserirsi perfettamente i talenti degli -allora- compagni di viaggio. il bello -e brutto- di quando viene a crearsi una 'scuola' è questo fortissimo legame, questo continuo rimando.
l'unica alternativa per non soccombere quando si salpa in solitaria da un porto simile è puntare altre rotte, migliaia di leghe oltre.

p.s.
nel disco di Filippo Gatti compaiono in brani diversi e per poche battute Riccardo Sinigallia e Federico Zampaglione. Spero che nessuno avverta l'altro delle rispettive presenze.











Postato da: gomitolo a 11/11/2003 14:15 | link | |